

Starbuck: "Dovrebbe dormire Capitano..."
Achab:" Dormire? Quel letto è una bara. Ed i lenzuoli tanti sudarii. Io non dormo, Starbuck, io muoio!"
E. Melville
Moby Dick


E' notte fonda in questa maledetta città. I tombini dovrebbero fumare pigramente sotto la luce falsa dei lampioni, ma l'unico fumo che vedo danzare è quello che si alza a volute dalla mia sigaretta autoconfezionata.
Notte d'inferno in un ghiaccio torrido d'autunno.
Il riscaldamento non funziona; le banche hanno messo un chiodo sul mio barometro, quest'anno.
Niente soldi, niente caldo.
Un freddo dalle lunghe dita di ghiaccio che spande in tutto questo appartamento vuoto, mentre tra le ombre delle tende vecchi fantasmi mi osservano silenziosi, annoiati dallo scarso spettacolo che sto dando.
Non mi fa bene guardare film noir. Perchè il cinismo e la disillusione che ne trasudano invadono ad onde la mia mente vacillante, e mi trovo in bilico, sull'orlo di un abisso fatto di strade buie gremite di sconosciuti.
Anche se ci sono i colori, il noir è sempre in bianco e nero.
Come il fumo.
Non è nemmeno da chiedere perchè io mi senta così. La fonte zampillante della mia immedesimazione spruzza liquido teatrale su di una vita piatta, una sala d'attesa per un appuntamento di cui non si conoscano gli estremi.
Non ho un cappello. Nessun cappello del cazzo. Non indosso quelle camice perfette, aderenti ai bordi del collo come mani appassionate di strangolatore. Nessun gilet dal retro di raso scuro.
Non c'è stile in quest'epoca nemmeno per essere un solitario dannato, in uno studio vuoto, con la propria sigaretta. Non ho nemmeno un bourbon, o un wiskey da fare tintinnare tra cubetti di cristallo freddo, per darmi un tono da ultimo cavaliere amaro.
No; qui non c'è nulla. C'è solo l'attesa che finisce quando iniza la storia.
Sto come un'investigatore privato fallito, a battere rapporti di casi irrisolti; fin quando anche i tasti del computer non sembrino il mitragliante contrappunto di una vecchia macchina da scrivere.
Il noir è perfetto. Accarezza la solitudine dell'esistenza punteggiandola di efferatezze. Ci dipinge tutti per quello che siamo: esseri solitari e vaporosi, in attesa di divenire assassini. Nel suoi stessi crismi di genere, porta scritte le informazioni base del codice genetico umano:tradire, mentire, scopare, arraffare, tramare, uccidere ed essere infelici.
In una cornice squallida da bassofondo o club fumoso.
Come se sudasse inchiostro acquerellato dal televisore, vedo le pareti tingersi di grigi morbidi; poi le porte, le finestre, la mia pelle.
Bianco e nero.
Il gelo di un mondo senza colore.
Non sono uno di quegli eroi magri e nervosi, che fumano rabbiosamente impaludati nei loro cappotti intonati ai cappelli. Quelli che scopano sempre con le clienti, con le testimonii, con le assassine. O con tutte, se capita.
Non valgo nemmeno la pallottola per farmi fuori. Un assassino intelligente capirebbe subito che la peggior punizione si otterrebbe risparmiandomi.
Eppure è come se le sentissi, mentre guardo la strada vuota, le note languide di un sax provocante. La sua voce roca di ottone ansimante, come un'invito nell'abisso dei sensi. Un invito e basta.
Nemmeno i personaggi femminili che incrocino la mia strada hanno quel passo seduttore di donna senza mezze misure.
Donne che scopano con la pistola nel reggicalze, ed usano la vagina come un arma non meno pericolosa.
Conosco poche donne e a colori, come me. Più scolorite di una scala di grigi.
Sarebbe da sognare......
Sentire di colpo le pulsazioni di un contrabbasso pizzicato preludere ad un'entrata in scena. Voltarmi e vedere Hilary Swank, nel suo tubino anni'40, venire verso di me ancheggiando con la grazia di un serpente. Sentire vibrare le piastrelle del pavimento al suo passo, mentre il calore che spande al suo passaggio si tuffa negli interstizi delle mattonelle, correndo lungo la stanza, sui muri, sul soffitto. Fino a rendere questa ghiacciaia un altoforno di peccaminosa passione. Scopare su un giciglio di bugie ed inganni, leccarsi menzogne assaporandone il retrogusto salato.
Ma non entra nessuno. Nessuna donna fatale bussa all'ufficio polveroso di questo detective solitario.
La storia non parte.
Sto appeso come un quarto di bue sul divano della mia cella frigorifera.
Bevo gazzosa dietetica.
L'unica cosa che faccio con il cipiglio di un eroe noir è battere sui tasti e fumare, a notte fonda.
Questo schifo di città si sta addormentando sul giaciglio di cadaveri delle coscienza trucidate.
Mi vedo inquadrato attraverso il parabrezza, mentre guido. Piangendo senza farlo vedere come fanno i bravi eroi neri del noir.
Prima o poi dovrai mentire.
Prima o poi dovrai tradire.
Dovrai sparare al compagno che ti ha coperto le spalle mille volte.
Dovrai sudare ed ansimare sulla sua donna.
Dovrai vederla crollare, l'impalcatura morale della tua illusione, come una vetrata attraversata da un proiettile.
Nei noir è tutto così amabilmente poetico da renderlo quasi desiderabile.
Nella vita non è così gradevole.
Sarà colpa dei colori.....
Il film è carino.

Nerding.
Solo nerding.
Perchè in fondo, a ben vedere, sono un nerd.
Sono uno di quei tipi occhialuti, e fisicamente sfatti, che sfogliano le tabelle cartacee riportanti i danni inflitti dalle spade a due mani, su manuali di gioco di ruolo.
Sono uno di quelli che studia il pentagramma; e fa più ore di prove di coro che vita sociale.
Sono uno di quelli che usa il congiuntivo, o almeno, mi sforzo di farlo.
Videogioco, dimensione ultima dell'estraneamento.Un week-end intero passato solo ed unicamente a guardare il monitor, con il mouse impalmato come un organo esterno, ma comunque appartenente. Senza fare nulla di costruttivo, ovviamente, solo videogioco online. Stavolta si chiama Aion, un 'ambientazione di angeli e demoni, ma più o meno la stessa vita virtuale: "Mi manca un punto per craftare quello", "cazzo ho gathering basso!", "non trovo gruppo per la quest elite..", "metto questi cosini all'asta, vediamo se li comprano", "che palle la quest è dall'altro lato della mappa!", "Lag. Sono morto...".
Un pò come diversi amori, nel corso di una vita; i videogiochi. Sembrano sempre una nuova promessa, all'inizio; tutto un altro mondo...
Poi trovi il boss che non va giù, il punto in cui non capisci cosa devi fare, il punto impossibile in cui mandi tutto in culo e passi ad un altro gioco.
Sempre diversi all'inizio. Ma solo all'inizio...
Forse, se fossi nato prima dell'epoca dei computer, sarei divenuto uno scrittore od un pittore. O un drogato. Ma poco importa. Lui, il computer, mi fornisce la droga legale per fuggire dal mio letamaio personale, la mia realtà.
Mi sono reso conto, da poco, che qualunque scelta io avessi fatto in questi ultimi, cruciali, anni avrebbe comunque portato al disastro. Anzi, tra tutti i disastri, sono riuscito a scegliere quello più morbido, più infido, ed in fin dei conti letale.
E' vero, è vero. Sono un gran teatrante; sono uno di quei pagliacci tristi che vedendo morire una formica gridano all'apocalisse.
Se non c'è più nulla da attendere, nulla da ricercare, allora posso anche sedermi ad osservare mondi fittizi colpendo la leva della mangiatoia ad intervalli regolari.
Ciò che non è non diverrà, non può essere.

Forse il fotovoltaico farebbe risparmiare noi e calare l'inquinamento generale, grandissimi figli di pubbliche mogli.
Forse, nel mio piccolo, farei girare anche io l'economia. Ma a loro che gli frega???
Questi impuniti usurai monopolistici e corporativi ovviamente se ne fottono. Nemmeno se ne fottono di fare l'elemosina, cosa che non pretendo, ma se ne fottono persino di fare il loro mestiere, di concedere un prestito che sarebbe un nostro diritto ottenere solo perchè a loro spetta l'ultima parola e il loro tiramento di culo del momento decide non solo le sorti di noi poveri straccioni, ma anche quello dell'economia tutta. C'è la crisi?
Ovviamente, e questo mi dimostra chi crei la crisi. Chi ci mangi sulla crisi.