postato da ORCO alle ore novembre 05, 2009 13:32
giovedì, novembre 05, 2009


Tolgono il palestinese appeso per i palmi dalle aule.
Tragedia! Grida il popolo italiano, da sempre esperto nel pulirsi il culo con le proprie tradizioni ma sempre pronto a difenderle a morte da gli agenti esterni
Insomma, il palestinese, li, ce lo aveva messo il nonno del nonno del nonno del nonno del parrocco del nonno, del nonno del nonno, del nonno di mio nonno.
Contate anche le rispettive nonne e perpetue, si incazza un sacco di gente.
Io sono cresciuto con il crocifisso in aula. Il mio maestro mi faceva dire la preghiera prima di iniziare lezione ogni giorno. Si faceva il presepio in classe.
Al Sabato, per non saper leggere ne scrivere.. catechismo e messa. Così poi la replica della Domenica a gli scout me la potevo godere con tutto un altro spirito.
Che vi fosse una velleità di controllo e potere in tutto questo?
Mah....
Sono cresciuto in una cultura religiosa atta a convincermi che più avrei sofferto, più avrei patito, più mi sarei martirizzato, più sarei stato meritevole e amato da Dio.
Il palestinese appeso al muro non è un simbolo scelto a caso.
Il martirio volontario è la pietra fondante della chiesa cattolica. Cristo si è immolato per noi. Quindi siamo in debito. Subito, appena nati.
Mettiamoci anche dentro Adamo ed Eva,(presi in prestito da gli ebrei che odiamo, cerchiamo di sterminare e contenere ma di cui conserviamo il libro sacro) che hanno fatto una bella cagata al principio dei tempi e toccherà pagarla a noi; ed ecco che siamo sulla terra per espiare colpe non nostre.
Così belli carichi di senso di colpa indotto, stiamo un pò più buonini. Con l'obbiettivo poi di farci sottomettere, soverchiare, calpestare e dirigere come ovini da macello, perchè: è quella la via della salvezza!
Orbene. Tutto a posto. Il Grande Inquisitore ha inserito la propria propaganda nella cultura del paese così capillarmente, così profondamente, da non poter più essere scissa dalla cultura etnica.
Un pò come si nasce italiani perchè si ha il culo sulla penisola, allo stesso modo si nasce cattolici, perchè la penisola è crocefissa.
Ma...ma....
Sono arrivati i barbari. Ma nemmeno i vecchi barbari pagani di una volta, religiosamente tranquilli e bellamente disorganizzati.
No. Questi sono stronzi come noi....stronzamente corporativi.
Stronzi nella misura in cui si possa credere che un movimento organizzato di controllo e potere sia veramente una via salvifica a livello animico e spirituale.
Così iniziano i contrasti per la simbologia religiosa nei luoghi pubblici:
Palestinese si, palestinese no, io ci voglio Ganesha con la proboscide, io ci voglio Paperino e Qui, Quo, Qua, io ci voglio il calendario di Playboy (condivisibilissimo!).
Facciamo per un attimo finta che un luogo pubblico, come una scuola, non sia il vostro salotto del cazzo.
Facciamo finta che la religione sia un fatto assolutamente personale, che sia una libertà individuale e che non ci si debba pestare le palle l'un l'altro.
Facciamo finta che la religione non debba avere alcun peso civile.
Facciamo finta di avere un pò di buon senso?
In realtà non è questione di religione. E' questione di tradizione e presa di posizione. Li c'era il palestinese, li deve stare (se no i nonni si inacazzano...).
Eh ma i tempi cambiano. I non cattolici, ormai, sono quasi più di noi, sopratutto in età scolare.
Li abbiamo fatti entrare noi. Li abbiamo accolti noi.
Perchè noi (VOI) cattolici siamo BBBBBBBuoni. Con cinquata B maiuscole.
Poi abbiamo anche i catto-comunisti, noi (VOI), rampolli del pensiero divino:
accoglienti, fratelli universali, distributori di diritti umani...che bel che bel!
Sempre a chiacchiere ovviamente.
Perchè poi stacchi il palestinese dal muro, e quelli si incazzano. E come si incazzano!
Cioè diritti ed accoglienza si, ma nell'ottica di essere crocefissi...mica siam qui a regalar la roba!
Viene il dubbio che in realtà Dio non c'entri n cazzo. Che le religioni organizzate non siano un mezzo per avvicinarsi a Dio, ma siano loro stesse il Dio.
Sorge il pensiero che l'umano debba avere qualcosa a cui aggrapparsi. Una certezza (per quanto fittizia) che darà equilibrio alla sua psiche, ma solo se potrà rompere i coglioni a chi non la pensi come lui.
Avete bisogno di essere in tanti, di essere visibili, di vincere contro qualcun altro per sentire vero ciò che dovrebbe esserlo comunque. Fatto che si riflette in ogni comportamento sociale: Io, per aver ragione, devo trovare qualcuno che abbia torto!
Togliere i crocefissi, forse, è un modo per dire che nessuno ha ragione, nessuno ha torto. Che ognuno la pensi come gli pare, A CASA SUA.
La scuola non è luogo di culto e non è casa di nessuno. Non lo era nemmeno prima, cari cattolici.
E togliete quella cazzo di ora di religione, e mettete un'ora di congiuntivo!
Era una tradizione? Beh i tempi cambiano.
Per il crocefisso tutti schierati, ma al congiuntivo ci devo pensare da solo???
Quello era una regola...neanche una tradizione...

Inoltre.... se foste veramente cristiani dovreste porgere l'altra guancia. Dovreste dire: "toglietelo anche dalle chiese, ma questo non diminuirà la nostra fede."
Ma incazzarsi è più divertente, ammettiamolo.

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postato da ORCO alle ore ottobre 29, 2009 23:43
giovedì, ottobre 29, 2009

Ho la testa sul cuscino.
Le coltri mi coprono e proteggono. E' incredibile quanto debbano ricordare qualcosa di non ricordabile. Non mi sistemerei in questa posa fetale, se non avessero questo potere.
Probabilmente, ogni fine giornata, ricorda incosciamente l'inizio di tutte le giornate. Caldo, ventrale, quieto, confuso momento di attesa.
Quanti sogni avrò sognato su questo cuscino?
Deve essere intriso, fradicio di pensieri....
Forse ogni cuscino è in realtà un oggetto molto potente, un fondamento talismanico. Imbevuto del potere invisibile del pensiero.
Ho la testa sul cuscino, come ogni notte.
Questo è, da sempre, il momento fondamentale della giornata.
Tutti i pezzi del mosaico vanno magicamente al loro posto. Tutte le figure confuse si delineano. Tutto ciò che sia completo si manifesta, tutto ciò che ancora non lo sia non può essere completato. Non ora. Non più.
Non prima di in nuovo intervallo.
Ci facciamo poco caso, ma per qualche tempo, ogni giorno, noi: NON SIAMO.
Quando il mio cervello entrerà nel sonno, tutte le mie percezioni cesseranno. Sarò inconsapevole, insensibile.
Non registrerò più nulla, nemmeno lo spazio ed il tempo. Sopratutto il tempo.
Se non sognerò, la realtà ripartirà dal momento esatto in cui aprirò gli occhi. Tutto quello che ci sarà stato in mezzo, tra la chiusura e l'apertura dei miei bulbi oculari, l'avrò saltato.
Anche il tempo.
Forse nessuno lo percepisce in questa maniera, forse è la mia mente malata. Ma ogni intervallo sogno-veglia è un viaggio nel tempo.
In un tempo inesistente, perchè non percepito, la notte si sarà fatta giorno. Un viaggio temporale. Ogni singola notte. Nemmeno veloce...istantaneo.
E per me lo è quasi sempre.
E' rarissimo che ricordi di aver sognato, negli ultimi anni. E forse è meglio così. Con tutti i fantasmi che si agitano in questa mente, ho terrore solo nell'immaginare cosa potrei sognare.
Ma, quel tempo mancante, quel tempo perduto.... era mio....
Sarà così essere morti?
Sarà un non percepire in eterno?
Quindi l'eterno sarà eterno perchè totalmente senza alcun tempo, non perchè costituito di un tempo infinito.
Immaginarsi l'eterno infinitamente grande, per umana inclinazione immagino, e ritrovarlo nel mistero del nulla, del meno che piccolissimo: niente.
Quindi un giorno, a livello percettivo, io salterò a piedi pari l'eternità. Perchè se non percepisco, mi dispiace, ma non ci sono....
Non è filosofia, è solo una domanda molto stimolante.
Perchè la mia fisiologia mi fa ogni giorno il regalo migliore e più grande che potessi immaginare: mi lascia NON essere.
Arrivo sul cuscino, come ogni uomo suppongo, carico della fatica indicibile di vivere.
Le ansie, le speranze, le delusioni, i traumi, i problemi, le inadeguatezze, le paure, i sogni, i progetti, le sconfitte, le vittorie, gli equilibrii, le vergogne, le pulsioni, gli stimoli... si fa fatica solo ad elencarli.
Ed ognuno di questi elementi contiene migliaia di informazioni, le quali cambiano migliaia di volte durante la giornata.
Eccolo, l'infinitamente grande. Lo sconfinato pozzo delle probabilità e il nostro minuscolo secchio di ragione e sentimento a pescarci in mezzo.
Il regalo è la cessazione di tutto questo. Il non essere.
Non siamo nemmeno sicuri di svegliarci nella medesima realtà, in fondo. Perchè c'è stata una soluzione di continuità.
La vita usa dei fade-in e fade-out, delle tendine. Ma cambia scena anche lei. Non è tutto un piano sequenza.
Lo percepiamo così perchè è naturale. Ma quello che non percepiamo...cos'è?
Cos'è il buco senza tempo, il cambio istantaneo? I sogni sono forse un carosello? Un'interruzione pubblicitaria giusto per non proiettare le barre ed il fischio a mille hertz?
In fondo poco importa.
Quello che importa è che abbiamo tutti paura di morire, eppure comincio a sospettare che quella sensazione la proviamo ogni giorno. O meglio, non la proviamo. Quindi è un pò assurdo temere qualcosa che non accadrà mai, non essendo noi in grado di percepirla.
Nessuno può affermare: "sto dormendo" coscientemente. Al massimo "stavo dormendo".
Quindi tutti abbiamo ben chiara la sensazione dell'addormentamento, del risveglio o del sogno. Nessuno potrebbe averla del sonno.
Ho la testa sul cuscino.
E ringrazio gli dei, perchè tra poco tutto finirà. Avrò la mia piccola dose di non essenza.
Nessuna fatica, nessun dolore, nessun timore, nel tempo senza tempo.
Io non sono ateo. Ho i miei Dei e la mia spiritualità, che nessuno può insegnarmi. Per questo non posso essere totalmente materialista. Perchè non posso immaginare di saltare tutta l'eternità.
Il nulla, purtroppo non è concepibile, come l'infinito. Quindi ci sarà un equilibrio tra le due cose. Come tra veglia e sonno.
Per un pò sono, per un pò non sono.
Non posso essere sempre, perchè questo frantumerebbe la mia anima. Non posso non essere sempre, perchè questo renderebbe il solo fatto di averla avuta, anche solo per un istante, totalmente assurdo ed inutile.
Non posso focalizzare queste cose.
Ho la testa sul cuscino.
Mi preparo alla lotta. Perchè il mio essere, ogni notte, non ne vuole sapere di non essere. E ogni alba, la guerra si ribalta, ma non è meno faticosa.
Non sarò. Per qualche ora non sarò....
Ed è meraviglioso non essere me. Anche solo per qualche ora.
Meraviglioso.

Starbuck: "Dovrebbe dormire Capitano..."
Achab:" Dormire? Quel letto è una bara. Ed i lenzuoli tanti sudarii. Io non dormo, Starbuck, io muoio!"

E. Melville
Moby Dick


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postato da ORCO alle ore ottobre 27, 2009 21:37
martedì, ottobre 27, 2009


Era una notte abbastanza piccola, cieca, e volava ingoiando insetti. Una nottola.
Il buio faceva un odore rancido di olio stantio. Buio fritto.
Ma tutto questo a Scardella non importava, anche perché lui si occupava delle esportazioni. Aveva fatto la tratta Ginevra-New York ben due volte e senza nave, quindi aveva un male alle spalle che lo vedeva. Nonostante il buio, lo vedeva. Quello che non vedeva era l’ora di andarsene. 
Da circa cinque ore si girava i pollici, quindi era abbastanza sicuro che le articolazioni carpali fossero irrecuperabili, ma scrutinava nel buio, perché ormai si era votato a quella vita. All’ottava (che è anche un salto facile musicalmente parlando)  ora dimenticò l’alba per l’Albana, e benché fosse una situazione sinistra (quindi trombata d’ufficio alle elezioni), dopo mezza bottiglia non glie ne fregava più un tappo.
D’improvviso un grosso canide selvatico spuntò dai cespugli chiedendogli dove fosse la fabbrica di birra più vicina. Doveva trattarsi del Luppolo.
Era questi un animale singolare (anche perché sennò avrei detto : D’improvviso ALCUNI grossi CANIDI SELVATICI…scc.), che si aggirava con la bocca schiumante per la foresta. Tutti credevano fosse rabbia, ma era solo spuma di birra. Infatti per essere ligio ai proverbi era completamente glabro ma si ubriacava con frequenza regolare. Quindi era un tempo da lupi, e la vita del lupo è difficile, essendo così proverbiale.
Scardella non ne fu affatto intimorito, però aveva paura che a quel punto le favole fossero colpite da malattie degenerative autoimmuni (lupus in fabula). Così non fu, ma la rabbia, il Luppolo, quella notte l’aveva sul serio. Essendo finita la birra era incazzato come un bestia. Ed essendo lui stesso una bestia la cosa si elevava alla Potenza, e molti cittadini della Basilicata furono svegliati nel cuore della notte da un ululato ( una delle facce di un ulupoligono..) agghiacciante (verbo granitico)  e una tremenda voglia di birra (cosa che succede).
Nella stessa città, i ladri di biciclette avevano acceso i fanali (da non confondersi con i Fa Anali: Note molto gravi ottenuti dalla digestione di legumi musicali, i Fa gioli) e si inerpicavano sulle alture cercando di scacciare le curve. Ma essendo queste tornanti, alla fine i ciclisti  desistettero (si reso conto di essere troppo attillati e dai colori improponibili), e le cime della provincia vennero invase da importanti chiese in cui venivano incoronati i re. Venne dunque  basilicata, tranne quei pochi che emigrarono perché preferivano l’origano.
Ma Scardella era ben lontano da quelle contrade, non lo aveva mai viste, mai conosciute… mai incontrade insomma. In realtà era vicino ad una macchia di alberi (quindi era una natura abbastanza impressionista) che non gli facevano far nulla, gli proibivano ogni cosa, doveva essere il limitare della foresta. Di fronte a lui, la sponda del Mar Motta offriva una stupenda vista di onde di cioccolato al latte dal quale affioravano scogli di pandoro (urside bicolore in via di estinzione interamente placcato a 18 karati).
Un vecchietto con un lume fioco stava sparando grossi pallettoni nel cioccolato da un buco che gli si apriva nel petto. La sua valvola mitralica funzionava alla perfezione. Ma pesci, nel cioccolato, non ne nuotano, se non a Pasqua (con chi vuoi, si, con chi vuoi), e i tempi stavano cambiando. I minuti erano stanchi di essere piccoli, i secondi che qualcuno arrivasse sempre prima di loro, e le Ore, pur avendo insegnato l’educazione sessuale ad almeno due generazioni, non stavano più in nessuna edicola.
Scardella raccolse una manciata di sabbia zuppa di cioccolato e la ficcò in bocca. Capì subito che la fangocitosi non era poi una cattiva idea, su un mare di cioccolata. Vide in lontananza un gruppo dei ragazzi della via PAL combattere contro un gruppo di ragazzi della via NTSC, per questioni di formato più che di territorio, e la cosa non gli piacque. Si iniziava così da piccoli giocando, poi ci si trovava come lui, in una notte senza l’una (quindi dopo mezzanotte erano subito le due) a guardare un mare scuro come cioccolata Fon Dente (nobile tedesco specializzato in odontoiatria, che dette il nome alla cioccolata in omaggio al lavoro che gli aveva procurato) senza avere un piano d’azione. Nemmeno un piano inclinato. Nemmeno un piano di quelli che entusiasmino: un Piano Forte!.
Se lo avesse avuto, un piano del genere, la musica sarebbe cambiata. Avrebbe anche diviso quel mare di delizie, lo avrebbe… spartito. Per un momento pensò di entrare nella musica dalla cantina, perché aveva ancora una chiave di basso.Ma le note dolenti avevano già preso un sacco di botte, e anche mettersi a far musica fino a tirare mattino, da bravo notambulo, non avrebbe Giovato. Infatti il vecchio Dio Greco si era ritirato a vita privata; ormai era lontani i tempi in cui qualcuno suonava al campanello, lui dava il tiro e : Apriti Cielo!
Ma ormai i danni peggiori erano fatti (quindi drogati a puntino); era una situazione tragica, compromessa, ma ricordava tempi migliori, tempi lontani. Era una situazione d’annata insomma.
In fatti con un odore sul fureo (cioè, non proprio fureo…ma gli assomigliava parecchio) ecco apparire Lucifero in persona, con un impermeabile chiuso addosso. Scardella non credeva ai suoi occhi. Infatti non avevano prove a sufficienza e chiunque potrebbe osservare un minuto di silenzio, in fondo. Basta star zitti e non staccare gli occhi dall’orologio.
Ma Satana aprì il cappotto e sotto era completamente nudo, con i genitali in bella mostra ( mh..si ma pensavo meglio…e il biglietto costava troppo…). Scardella rimase di stucco, quindi divenne tutto friabile sulle parti più sottili e a toccarlo troppo si sbriciolava. Non voleva passare pene dell’inferno (anche se era li a portata di mano) e chiese al Demonio quanti cazzo di nomi avesse.
Belzebù rimase frastornato (monaco momentaneamente inebetito) dalla domanda, e colto da una crisi di personalità ritornò dove doveva stare, allo stadio, a fare del tifo indiavolato (malattia epidemica molto frequente tra gli amanti dello sport).
 A quel punto tutti acclamarono Scardella. I pesci di cioccolato, i ragazzi dai formati nemici, il lupo della birra, i pirati dei sette amari (che non navigavano mai ma erano sempre ubriachi), le coccole aulenti ( D’annunzio è morto senza spiegarci che cazzo fossero…ma suonano così bene…) e molti abitanti della Basilicata. Ma egli era convinto che si fosse trattato di un errore. Quindi un libro di spiegazioni enorme per descrivere uno sbaglio. E capì proprio in quel momento che il maschio della torta non avrebbe mai avuto ragione in vita sua. Questo dimostrava che la parità dei sessi era una chimera,  era una manovra di Martin l’Utero per sconvolgere di nuovo i ruoli nel mondo. In altre parole c’erano significati diversi, quindi non è che si potesse usarle poi alla gonade di canide.
Così Scardella decise di erigere (verbo alquanto penoso) una casa di mattoni cotti due volte (biscotti) in riva al mare di cioccolata. Nel caso avesse avuto ospiti, avrebbe potuto offrire loro alcuni piccoli elementi della copertura del tetto:  i tegolini, da inzuppare nel mare.
Ma decise di restare solo. Cioè non avrebbe fatto nient’altro che restare.
Perché il Diavolo aveva molti nomi, e questo poteva rappresentare un problema specialmente durante la firma di molte cambiali, ma Scardella era proprio un nome del cazzo.
Così nella sua solitudine ed isolamento scrisse un libro destinato a salire in vetta alle classifiche:”Corto circuìto”. La storia di un Sardo che era stato turlupinato.
Anche turlupimorto, disse chi aveva finito il libro.
 
Questa fantastica storia successa per davvero vi è stata offerta dal caccia-pesca: "Pum-Pluf", e vi ricorda le sue canne con lenti correttive per non vedenti: CANNOCCHIALI.
E le sue armi da fuoco sotto forma di scodelle sporche di sugo piccante: FU CHILI!


 
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postato da ORCO alle ore ottobre 26, 2009 13:31
lunedì, ottobre 26, 2009


Come uno zuccherino, a volte, cade nel tazzone della mia fumante vita amara una giornata leggera e dolce.
Una giornata che potrei descrivere solamente con tinte pastello o lievi stesure di acquerello trasparente. Sono, solitamente, giornate in cui non succede nulla di sconvolgente o violento per la muscolatura cardiaca, ma che rimangono, sul lungo periodo, appese al muro scrostato della mia memoria; con ferma decisione e statica grazia.
Le giornate "senza pretese" di Capossela, probabilmente.
L'alchimia grazie alla quale possano essere ottenute è un segreto nelle mani, unicamente, del fato. Ci vuole un ritorno di caldo autunnale, una sonnecchiante domenica senza apparenti promesse e .... la compagnia più congeniale.
Congeniale nel senso più vellutato del termine. Perchè il gioco di equilibrii, in questo caso, è quasi miracoloso che possa verificarsi.
Occorre qualcuno che incuriosisca, che piaccia, che sia uno stimolo... ma non una tortura. Qualcuno che si abbia voglia di scoprire ma non di aggredire, nel senso più gretto della conquista. Un'amica non troppo amica, ancora.
Se si crea la giusta sintonia, allora si può vivere una giornata disegnata a pastello.
Il suono dell'altra voce diventa una carezza, i piccoli contatti fisici sono lievi scariche elettriche, l'aperitivo offusca la ragione quel tanto da sentirsi sciolti, ma non abbastanza da straripare nell'esagerazione. Aggiungendo un'aria frizzante ma non fredda, con retrogusti primaverili molto molto lontani, il centro di una città stupenda, ed un film di straordinaria bellezza... ecco il quadro impressionista in cui ci si ritrova.
Si ha quasi la sensazione di poter dare una manata allo sfondo e lasciare strisce di colore curve e sfumate.
Sono doni. Piccoli doni del caso.
Gocce di cristallo chiaro in un oceano di rosso rubino cupo.
Nessuna pretesa, nessuna intenzione. Godere di un sorriso, di un paio di occhi che ridono, di una risata regalata da una battuta. Passi paralleli sotto portici gremiti.
Accade solo una volta ogni tanto e lo fa senza preavviso. E forse il suo segreto è proprio questo. Così come nell'aspettativa è racchiusa la larva della delusione, così nell'inaspettato attende il germe della meraviglia.
E' quasi sempre con le persone sbagliate. Con qualcuno che ha impresso sulla fronte il simbolo della strada senza uscita.
Eppure, per assurdo.... è proprio così che immaginavo il mio amore ideale:
semplice, spontaneo, naturale, leggero, danzante, accennato, delicato, tratto di pastello su tela acquerellata.

 
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postato da ORCO alle ore ottobre 18, 2009 14:33
domenica, ottobre 18, 2009

Io non sono affatto normale.
Non che questo possa creare una qualsiasi forma di sorpresa, in me o nel mondo.
Ma a volte mi trovo preoccupante.
La vita si è fermata. In parte perchè ho frenato con entrambi i piedi, in parte perchè semplicemente le cose girano da sole, e a volte incappiamo in qualcosa. Più spesso attraversiamo un vacuo nulla per periodi interminabili.
Anche stare così tanto in casa non mi fa bene.
Certo, proprio per questo mi ero costruito una vita simile ad un tabellino di marcia, con orarii scanditi e appuntamenti fissi ai quali presentarmi.
Li , sul tabellino facevo a pezzi il tempo.
E scappavo. Scappavo dalla macina, dal tritacarne del mio cervello incessante. Alcuni dicono di avere i tarli nel cervello. Io credo che l'intero mio cervello sia un tarlo, che rode la mia vita con voracità insaziabile.
Ed eccolo qui. L'uomo che fugge. Imprigionato nelle sue mura, a guardare il mondo dalla torre.
Ma non mi sono fermato per un eccesso di masochismo.
Non ho fermato le molte cose che avevo in mano per capriccio. L'ho fatto scientemente, con cosgnizione di causa.
Perchè andavo, è vero.
Ma non sapevo dove.
Forse scappavo perchè il passato mi inseguiva per i corridoi di un albergo disabitato brandendo un' ascia.....
Non sono più un codardo, nè un pauroso.
Ho imparato ad affrontare il dolore sfidandolo. Anche se questo è grande, e molto più forte di me.
Essendo pazzo, parlo ancora con la Druida.
A volte sono solo, davanti al computer, e mi sfreccia nel pensiero una domanda, un'affermazione, uno stimolo.
E rispondo. A voce alta.
A volte mi lancio in monologhi lunghissimi, anche discretamente interpretati, come se di fronte a me vi fosse una platea adorante.
Non c'è nessuno. Non so nemmeno se molte di queste reazioni io le abbia perchè uno spirito mi stia realmente stimolando o solamente perchè, a volte, dal tombino del subcosciente sfugge qualcosa.
Il baratro della rimozione non è assolutamente chiuso in maniera ermetica.....
Questa notte, dopo il solito monologo con la Druida, mi corico beato. E mentre sto per addormentarmi sento un casino pazzesco nello studio.
Ora, dopo aver parlato per un'ora con qualcuno che non c'è più, non è tanto rilassante una cosa del genere.
Mi alzo, con il pelo del collo bello ritto, e vado controllare.
La pila di album fotografici contenenti le foto di molti anni fa (e molte con la Druida) che stava beatamente appoggiato su una mensola da giorni, era sparso per tutto lo studio. In una casa completamente chiusa, immobile, abitata solo da me e da un coniglio in una gabbia.
Che deve fare un pazzo a questo punto?
Riprende il monologo.
Si, sarei da rinchiudere. Ma il mondo occulto di cui mi occupo da una vita è fatto così. E' fatto di: "è vero se ci credi", un pò come la religione. Non mi è mai apparso un fantasma, e li sono andati a cercare ovunque, con determinazione e sprezzo del terrore.
Le ha ribaltate uno spirito le foto?
Chi se ne frega....
La cosa preoccupante è il tizio che fa i monologhi, da solo, in casa.
Certo è strano. Qualcuno potrebbe anche pensare che mi metta la vestaglia della nonna e mi masturbi nella Nutella.
Non ho ancora provato.
Il problema è che ho ancora tante, tante, tante, tante, domande. E non c'è più la persona che potrebbe rispondermi.
Continuo ad andare avanti, non mi fermo. Ma loro lavorano silenziose, sotto.
Ciò che rimane è una croce solo mia, che non mostro mai apertamente.
E' una specie di sicurezza; che tutto ciò che potevo avere l'ho avuto, ed ora niente mi soddisferà più.
Quindi non ho direzione. Il futuro rimane un pannello grigio e bidimensionale.
Io lotto per non impazzire, ma il passato ha lunghissime dita dalla morsa ferrea.
Lo slancio interpretativo è forse l'unica cura. Il monologo libera cose sopite. Spesso non penso quello che dico, mi ascolto da solo e mi sorprendo. E' come una scrittura automatica, una seduta ipnotica autogestita.
Mesmerismo autoindotto.
Io non sono abbastanza pazzo per guadagnarmi un letto al manicomio e pasti caldi gratis. Ma nemmeno tanto normale da sentirmi come il resto delle persone.
Forse è una condizione ibrida in cui quasi tutti riversiamo.
Ma non mi vergogno più di tanto.
Non mi drogo, non sono un fannullone, non picchio la gente, non rubo, non vado nemmeno con le prostitute (e questo forse sarebbe meglio farlo). Sono solo scemo.
Non è un delitto. Ma nemmeno un gran sguazzo....

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postato da ORCO alle ore ottobre 15, 2009 00:44
giovedì, ottobre 15, 2009



E' notte fonda in questa maledetta città. I tombini dovrebbero fumare pigramente sotto la luce falsa dei lampioni, ma l'unico fumo che vedo danzare è quello che si alza a volute dalla mia sigaretta autoconfezionata.
Notte d'inferno in un ghiaccio torrido d'autunno.
Il riscaldamento non funziona; le banche hanno messo un chiodo sul mio barometro, quest'anno.
Niente soldi, niente caldo.
Un freddo dalle lunghe dita di ghiaccio che spande in tutto questo appartamento vuoto, mentre tra le ombre delle tende vecchi fantasmi mi osservano silenziosi, annoiati dallo scarso spettacolo che sto dando.
Non mi fa bene guardare film noir. Perchè il cinismo e la disillusione che ne trasudano invadono ad onde la mia mente vacillante, e mi trovo in bilico, sull'orlo di un abisso fatto di strade buie gremite di sconosciuti.
Anche se ci sono i colori, il noir è sempre in bianco e nero.
Come il fumo.
Non è nemmeno da chiedere perchè io mi senta così. La fonte zampillante della mia immedesimazione spruzza liquido teatrale su di una vita piatta, una sala d'attesa per un appuntamento di cui non si conoscano gli estremi.
Non ho un cappello. Nessun cappello del cazzo. Non indosso quelle camice perfette, aderenti ai bordi del collo come mani appassionate di strangolatore. Nessun gilet dal retro di raso scuro.
Non c'è stile in quest'epoca nemmeno per essere un solitario dannato, in uno studio vuoto, con la propria sigaretta. Non ho nemmeno un bourbon, o un wiskey da fare tintinnare tra cubetti di cristallo freddo, per darmi un tono da ultimo cavaliere amaro.
No; qui non c'è nulla. C'è solo l'attesa che finisce quando iniza la storia.
Sto come un'investigatore privato fallito, a battere rapporti di casi irrisolti; fin quando anche i tasti del computer non sembrino il mitragliante contrappunto di una vecchia macchina da scrivere.
Il noir è perfetto. Accarezza la solitudine dell'esistenza punteggiandola di efferatezze. Ci dipinge tutti per quello che siamo: esseri solitari e vaporosi, in attesa di divenire assassini. Nel suoi stessi crismi di genere, porta scritte le informazioni base del codice genetico umano:tradire, mentire, scopare, arraffare, tramare, uccidere ed essere infelici.
In una cornice squallida da bassofondo o club fumoso.
Come se sudasse inchiostro acquerellato dal televisore, vedo le pareti tingersi di grigi morbidi; poi le porte, le finestre, la mia pelle.
Bianco e nero.
Il gelo di un mondo senza colore.
Non sono uno di quegli eroi magri e nervosi, che fumano rabbiosamente impaludati nei loro cappotti intonati ai cappelli. Quelli che scopano sempre con le clienti, con le testimonii, con le assassine. O con tutte, se capita.
Non valgo nemmeno la pallottola per farmi fuori. Un assassino intelligente capirebbe subito che la peggior punizione si otterrebbe risparmiandomi.
Eppure è come se le sentissi, mentre guardo la strada vuota, le note languide di un sax provocante. La sua voce roca di ottone ansimante, come un'invito nell'abisso dei sensi. Un invito e basta.
Nemmeno i personaggi femminili che incrocino la mia strada hanno quel passo seduttore di donna senza mezze misure.
Donne che scopano con la pistola nel reggicalze, ed usano la vagina come un arma non meno pericolosa.
Conosco poche donne e a colori, come me. Più scolorite di una scala di grigi.
Sarebbe da sognare......
Sentire di colpo le pulsazioni di un contrabbasso pizzicato preludere ad un'entrata in scena. Voltarmi e vedere Hilary Swank, nel suo tubino anni'40, venire verso di me ancheggiando con la grazia di un serpente. Sentire vibrare le piastrelle del pavimento al suo passo, mentre il calore che spande al suo passaggio si tuffa negli interstizi delle mattonelle, correndo lungo la stanza, sui muri, sul soffitto. Fino a rendere questa ghiacciaia un altoforno di peccaminosa passione. Scopare su un giciglio di bugie ed inganni, leccarsi menzogne assaporandone il retrogusto salato.
Ma non entra nessuno. Nessuna donna fatale bussa all'ufficio polveroso di questo detective solitario.
La storia non parte.
Sto appeso come un quarto di bue sul divano della mia cella frigorifera.
Bevo gazzosa dietetica.
L'unica cosa che faccio con il cipiglio di un eroe noir è battere sui tasti e fumare, a notte fonda.
Questo schifo di città si sta addormentando sul giaciglio di cadaveri delle coscienza trucidate.
Mi vedo inquadrato attraverso il parabrezza, mentre guido. Piangendo senza farlo vedere come fanno i bravi eroi neri del noir.
Prima o poi dovrai mentire.
Prima o poi dovrai tradire.
Dovrai sparare al compagno che ti ha coperto le spalle mille volte.
Dovrai sudare ed ansimare sulla sua donna.
Dovrai vederla crollare, l'impalcatura morale della tua illusione, come una vetrata attraversata da un proiettile.
Nei noir è tutto così amabilmente poetico da renderlo quasi desiderabile.
Nella vita non è così gradevole.
Sarà colpa dei colori.....

Il film è carino.

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categoria : solitudine, minchiate, puro delirio, preoccupante delirio, amaroinbocca

postato da ORCO alle ore ottobre 07, 2009 15:52
mercoledì, ottobre 07, 2009

Lentamente, con calma e timidi segnali, il drago torna a stiracchiare le sue vecchie ali rattrappite.
Annusa l'odore del cielo; l'odore dell'aria fuori della caverna.
C'è anche un leggero sentore di primavera, appena percettibile, in alcuni momenti del giorno. Dev'essere quel momento esatto in cui le due mezze stagioni sono esattamente equidistanti, speculari; e il loro odore è il medesimo.
Il drago ha brontolato, tossito i suoi vapori, si è sforzato di dormire e, come ogni drago, non ha mai smesso di pensare. La sua mente antica non dimentica nulla, i suoi occhi vedono ogni cosa, anche lontana. Non è stato riposo, non è stato ristoro.
E' stato faticoso quanto correre sul posto, o quanto un volo stazionario in un ambiente angusto. Uno sforzo, tutto sommato, inconcludente all'apparenza.
Ma come, durante una degenza, il corpo combatta silenzioso nelle proprie invisibili interiora, così il drago ha subito un'ennesima irrilevabile muta.
Nemmeno lui sa di preciso cosa e quanto sia cambiato. Ma sa che uscirà dalla tana differente, per l'ennesima volta.
Certo, non si tratta più di quelle sconvolgenti evoluzioni strutturali a cui si sottopose in passato; come farsi spuntare le ali o sviluppare un respiro infuocato.
Ormai è un lavoro di fino, una calibrazione non controllabile, una ricerca di eccellenza forse senza fine.
Il drago sente l'odore di mezza stagione, l'odore che, inserendosi nelle sue larghe frogie fumanti, attiva le centraline del ricordo, del rimpianto, della memoria, della malinconia e della saggezza. Come se ogni sua scaglia vibrasse al passaggio di un brivido inclassificabile, per velocità e leggerezza, il drago si alza sgraziatamente e segue l'aroma, verso l'uscita dalla tana.
Subito fuori, la valle sottostante è un'immensa ciotola di rame e bronzo, sfumata di verdi, rossi ed ori caldi, in un sole pomeridiano basso e tagliente.
Il drago arriccia i lati delle fauci, in quello che, per gli umani,  potrebbe essere considerato un sorriso.
Il vento sta chiamando di nuovo. Promessa di volo e memoria di caduta....
Ma c'è quel bosco dai capelli rossi da accarezzare in planata, quella valle picchiettata di efelidi papaveri da osservare, il suono di una voce nel vento da trovare.
Un grosso corpo scaglioso in sospensione su un dipinto impressionista a tinte calde.
Speranze verdi salgono tra le foglie dorate in caduta.
Hai voluto le ali, bestia? Vola adesso.
Prima ancora di controllare le proprie periferiche di volo il grosso corpo è gia nel vuoto. L'istinto vince la ragione.
Il cervello contolla le ali, ma le ali controllano tutto.....
 
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categoria : speranza, delirio, attese, buone intenzioni, bolle di niente

postato da ORCO alle ore ottobre 05, 2009 08:49
lunedì, ottobre 05, 2009


Nerding.
Solo nerding.
Perchè in fondo, a ben vedere, sono un nerd.
Sono uno di quei tipi occhialuti, e fisicamente sfatti, che sfogliano le tabelle cartacee riportanti i danni inflitti dalle spade a due mani, su manuali di gioco di ruolo.
Sono uno di quelli che studia il pentagramma; e fa più ore di prove di coro che vita sociale.
Sono uno di quelli che usa il congiuntivo, o almeno, mi sforzo di farlo.

Videogioco, dimensione ultima dell'estraneamento.Un week-end intero passato solo ed unicamente a guardare il monitor, con il mouse impalmato come un organo esterno, ma comunque appartenente. Senza fare nulla di costruttivo, ovviamente, solo videogioco online. Stavolta si chiama Aion, un 'ambientazione di angeli e demoni, ma più o meno la stessa vita virtuale: "Mi manca un punto per craftare quello", "cazzo ho gathering basso!", "non trovo gruppo per la quest elite..", "metto questi cosini all'asta, vediamo se li comprano", "che palle la quest è dall'altro lato della mappa!", "Lag. Sono morto...".
Un pò come diversi amori, nel corso di una vita; i videogiochi. Sembrano sempre una nuova promessa, all'inizio; tutto un altro mondo...
Poi trovi il boss che non va giù, il punto in cui non capisci cosa devi fare, il punto impossibile in cui mandi tutto in culo e passi ad un altro gioco.
Sempre diversi all'inizio. Ma solo all'inizio...

Forse, se fossi nato prima dell'epoca dei computer, sarei divenuto uno scrittore od un pittore. O un drogato. Ma poco importa. Lui, il computer, mi fornisce la droga legale per fuggire dal mio letamaio personale, la mia realtà.

Mi sono reso conto, da poco, che qualunque scelta io avessi fatto in questi ultimi, cruciali, anni avrebbe comunque portato al disastro. Anzi, tra tutti i disastri, sono riuscito a scegliere quello più morbido, più infido, ed in fin dei conti letale.
Un passo avanti e due passi indietro. Questo è quello che faccio, sempre.
Perchè il nerd torna ad essere se stesso, nel lungo periodo.
Ho cambiato l'abito, per un poco, ma non sono monaco più di quanto lo fossi prima.
Solo che prima, in qualche modo ci credevo. Credevo che uscire fuori, incontrare, conoscere, movimentare, non valesse la pena. Nerdare si.
Ora sono affato sicuro che non valga la pena nessuno dei due.In realtà, e questa è la cosa più tragica, nerdo perchè è meno faticoso. E basta.
Sto in mutande, scorreggio, fumo, mi gratto lo scroto di fronte allo schermo ed aspetto di avere i bulbi oculari cotti, poi vado a letto.
Eccola qui, a cosa servirà mai tutta questa intelligenza che il prossimo sembra rilevare in me? Se possedessi l'intelligenza di un pollo d'allevamento, di una mucca in batteria, sarebbe identico. Con la differenza che produrrei merda, nella migliore delle ipotesi, non latte o uova.
In realtà, l'intelligenza è solo limitante. E' una dote sovrastimata. Occorrerebbe essere furbi, al massimo, e scaltri.
L'intelligenza è l'habitat ideale del nerding. Impara, studia, capisci, confronta, incrocia i dati, enuclea, elabora.
E poi apri il porno e sfogati, che hai anche un corpo, benchè tu lo stia ignorando.
Poca voglia di vestirmi, di lavarmi, di parlare.
Psicologicamente sono ridotto ad un barbone. Sento i rintocchi lontani di una campana triste, una campana che suona a morto ad ogni alba, all'aprirsi delle mie palpebre.
L'ho già sentita, e solo ora capisco quanto fossi in realtà felice in quel tempo.
Quindi questo presente, che a me pare tanto inutile ed orribile, potrebbe essere comunque meglio di ciò che mi aspetta.
Un pensiero confortante.
Goditi i tuoi topi morti; perchè finiti quelli mangerai merda.

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categoria : videogiochi, spleen, solitudine, puro delirio, shame

postato da ORCO alle ore settembre 28, 2009 13:43
lunedì, settembre 28, 2009


E' vero, è vero. Sono un gran teatrante; sono uno di quei pagliacci tristi che vedendo morire una formica gridano all'apocalisse.

E' vero.
Talmente vero che quando la situazione si faccia veramente drammatica vedo cadere le parole come foglie autunnali; secche; rattrappite e miserevoli.
Un anno di promesse false e tragedie vere si prepara al gran finale. Come per ogni spettacolo che si rispetti già sospetto che il meglio sia stato tenuto da parte per un'uscita di scena indimenticabile.
E questo mi fa tremar le vene ai polsi.
Scopro, o meglio confermo, una teoria già assodata; che non importi quanto si riesca a sfrondare e ridurre i proprii bisogni o desideri; gli esseri incastrati tra le dimensioni del pensiero e della sorte troveranno il modo per colpire un punto unico, dove non ve ne sia più una miriade.
Avevo abbandonato tutto. Tutto:
speranze di romanzo e sentimento, bisogni di sesso e presenza, velleità artistiche e creative; persino il gusto della compagnia e della socialità.
In larga sostanza un ritorno al disfacimento ed alla vecchia droga: cibo, computer, silenzio stampa e il mio cannoncino orientabile caricato a vaffanculo ben oliato e pronto.
Un ritorno alle origini; non voluto, automatico.

Se non c'è più nulla da attendere, nulla da ricercare, allora posso anche sedermi ad osservare mondi fittizi colpendo la leva della mangiatoia ad intervalli regolari.

 

 
"Se io non esisto non esiste nulla
quindi cerco una panchina che mi pare bella
o un ponte, ma è troppo letterario, non mi cerco niente
tanto evidentemente non c'è più mattina,
non c'è più sera, non c'è più riposo, non c'è più lavoro,
non c'è traffico, non c'è denaro,
non c'è più una sveglia per andare, sveglia per tornare,
non ci sono più catene
e non c'è nemmeno l'obbligo di stare bene.."
D.Silvestri
Il Dado
E' una pianura, la visione che ho della vita.
Una pianura spoglia di qualsiasi elemento paesaggistico: niente alberi, colline, case, nulla....
Un'infinita distesa erbosa che va a sbattere contro un ammorbante cielo crepuscolare, la al limite delle vie di fuga. Ogni zolla uguale a quella antecedente ed a quella precedente; l'infinito ripetersi di un universo speculare e desolato.
In questa visione il tempo è talmente inutile da non conoscere la dimensione stessa dello spreco, essendo esso stesso senza forma o valore alcuno.
Potevo giocare al computer, collegarmi e nascondermi dietro una maschera di poligoni o pixel, fino a scordarmi la mia vera forma incarnata. Non tanto più virtuale come realtà, bensì già alternativa.
Ma no...
Anche portando all'unità l'interesse e lo scopo dell'esistenza non vi è pace.
La scheda video, subodorando il suo carico di responsabilità, decide di tirare le cuoia in un luminoso mattino.
Lo sapeva, la troia?
O sono io stesso il personaggio di un gioco al quale si diverte qualche intelligenza insondabile?
Il gioco è : "tira scemo il coglione umano"?
Va tutto di merda, ti aggrappi ad una cosa, e quella molla immediatamente.
Fortunatamente non mi sono buttato sull'alpinismo, sarebbero crollate le montagne......
Non credo più nei segni rivelatori, nelle stronzate new age del "tutto accade per un motivo". Non ci credo perchè me ne sono successe tante, e molte di esse non hanno avuto conseguenza o scopo, non hanno avuto utilità alcuna. Sia le belle che le brutte.
Le cose sono ben lontane dall'essere come noi le crediamo, ma il problema non è nemmeno quello. E' la mia fedeltà alla mia stessa visione.

Ciò che non è non diverrà, non può essere.


Dreiberg: Dobbiamo scendere a compromessi.
Rorschach: No. Neppure al cospetto dell'Apocalisse. Nessun compromesso.
Watchman

Io non godo del cinismo, ma a quanto apre il cinismo gode nel fregiarsi della mia testimonianza. Sono il suo spotman non pagato.
Qualcuno prepara il palcoscenico, spazza il tavolato, spolvera le pesanti tende di velluto, prepara i fondali.
L'anno della sofferenza si avvia alla sua conclusione, attendiamo il suo numero migliore. Tanto ci ha dato fino a questo momento che non abbiamo abbastanza fantasia per ipotizzare cosa sarà.
Ma ipotizziamo fondatamente che il marchio del suo ricordo ci accompagnerà per sempre.....

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postato da ORCO alle ore settembre 24, 2009 17:49
giovedì, settembre 24, 2009


Ora, la situazione è più o meno la seguente.
La casa della mia famiglia (e lo è da ormai 100 anni...mica bau bau micio micio) vale qualcosa come 500.000 Euro, come minimo.
La mia genitrice impazzita decide un giorno che il tetto ci crollerà sulla testa (una fobia gallica presumo..) e che bisogna rifarlo di sana pianta, magari aggiornandolo alle nuove teconologie energetiche, nella fattispecie installando pannelli fotovoltaici. La caldaia per empatia indotta decide a metà Agosto di tirare le cuoia, aggiungendo al delirio di ristrutturazione un bisogno reale ed impellente: avere il riscaldamento attivo prima dell'inverno.
Serve un mutuo. Notare che ne abbiamo già uno da più di dieci anni e non siamo mai stati insolventi.
Lo chiediamo alla stessa  banca, la quale ci sputa in faccia come fossimo dei pezzenti.  Va bene, SIAMO dei pezzenti, ma pezzenti che hanno sempre pagato.
Prima adducono come scusa l'eta di mia madre...
Inconcepibile... dodici anni prima per concederle il mutuo fecero comunque firmare la fidejussione a me. Se lei tirava le cuoia pagavo io, punto.
Ora che anche mia sorella è maggiorenne, saremmo in due a garantire. Si, mi madre è un pò più vecchia, ma noi abbiamo il doppio delle garanzie....per gli Dei!
In seguito cominciano a piagnucolare che non potremmo mai farcela a pagare.
Mia madre dimostra, conti alla mano, che una volta concesso il mutuo ed assorbita all'interno di questo nuovo debito ogni nostra altra pendenza attuale (carte di credito ricaricabili, prestitini varii, ecc) pagheremmo addirittura MENO, in totale.
Ora, se ce l'abbiamo sempre fatta prima... perchè dopo non dovremmo farcela pagando MENO??
Mistero, e tale lo faranno rimanere.
Contemporaneamente il comune ci rifiuta il permesso si installare i pannelli fotovoltaici sul tetto, perchè abbiamo un vincolo di fronte strada. Ovviamente di tutto il caseggiato a schiera SOLO NOI abbiamo il vincolo di fronte strada, perchè siamo la villa di testa. Ma non tanto perchè questa modifica deturperebbe l'aspetto dell'abitazione (non lo vedrebbe nessuno che non voli abitualmente durante la pausa pranzo..) ma SOLO perchè la nostra porta di ingresso è su una strada anzichè su quella perpendicolare ad essa....
La burocrazia supera con un balzo la realtà, OVVIAMENTE, in questo paese di cachi e ballerine.Un paese dove solo chi non rispetti le norme ottiene ciò che progetta, come ci dimostra OGNI giorno la cronaca.
Così mi ritrovo, insieme alla mia famiglia, ad aver girato tre banche diverse, le quali non solo ci hanno rifiutato il mutuo ma ci hanno anche messo SETTIMANE a darci una risposta (senza alcuna giustificazione da parte loro) e ci ritroviamo alle soglie dell'autunno senza mutuo, senza prospettiva di inizio lavori, senza alcun aiuto da parte di alcuna autorità economica o politica.
Stiamo chiedendo 200.000 EURO dandone come garanzia 500.000, non stiamo questuando  con gli occhi lucidi fingendoci falsi invalidi!
Così facendo perderemo anche gli incentivi per l'installazione delle caldaie, non daremo lavoro a QUATTRO ditte, tra muratori, elettricisti, idraulici ecc., solo perchè i tassi sono bassi e a questi strozzini legalizzati NON CONVIENE concedere finanziamenti.
Però ci fanno la propostina. Ci dicono che ci concederebbero un finanziamento con la loro società finanziaria interna, con i tassi al 11%, di un quarto neanche della cifra richiesta, così poverini ci possiamo scaldare questo inverno....che dolci..
Se vogliamo rifare il tetto, forse è anche per limitare la dispersione termica di una copertura del 1932, grandissime teste di torba!

Forse il fotovoltaico farebbe risparmiare noi e calare l'inquinamento generale, grandissimi figli di pubbliche mogli.

Forse, nel mio piccolo, farei girare anche io l'economia. Ma a loro che gli frega???

Questi impuniti usurai monopolistici e corporativi ovviamente se ne fottono. Nemmeno se ne fottono di fare l'elemosina, cosa che non pretendo, ma se ne fottono persino di fare il loro mestiere, di concedere un prestito che sarebbe un nostro diritto ottenere solo perchè a loro spetta l'ultima parola e il loro tiramento di culo del momento decide non solo le sorti di noi poveri straccioni, ma anche quello dell'economia tutta. C'è la crisi?

Ovviamente, e questo mi dimostra chi crei la crisi. Chi ci mangi sulla crisi.
Quindi un giorno entrerò con un passamontagna in banca, spianerò il mitra, farò stendere tutti a terra e poi non chiederò di svuotare la cassaforte, chiederò solo di avere IL MIO CAZZO DI MUTUO, che pagherò regolarmente ogni mese come ho sempre fatto!
Io non ci tengo a rifare il tetto, secondo me regge ancora, non ci tengo a contrarre 200.000 euro di debito, ma ci tengo che mia madre non vada in crisi respiratoria per l'ansia e la rabbia, visto che ha sessantasette anni, l'asma e a me servirebbe ancora viva. E' una questione affettiva, lo so che per il mercato non vale niente mia madre, ma ci son cose che non si comprano o vendono.. eppure ci tengono in vita più dei soldi.
Strozzatevici con i nostri soldi. Un giorno scenderemo in strada con badili, torce ed asce, e non strisceremo più carte plastificate. Strisceremo le vostre cervella del cazzo sull'asfalto.

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